Garlasco, nuove rivelazioni scardinano l’inchiesta. Prove informatiche dimostrano accessi non autorizzati al computer della vittima dopo il sequestro, mentre un video inedito riaccende i riflettori su Andrea Sempio.

Un file video inedito, trasferito sul personal computer di Chiara Poggi mesi prima del suo omicidio, e la prova inequivocabile di un accesso non autorizzato a quel computer mentre la casa era sotto sequestro giudiziario. Sono queste le bombe investigative emerse da un’analisi forense approfondita, che getta una luce inquietante sulle indagini del 2007 e solleva interrogativi gravissimi sulla gestione delle prove.
Il video, in formato 3GP tipico dei cellulari dell’epoca, è stato registrato il 13 marzo 2007 alle 21:14 e mostra Andrea Sempio, ripreso da Marco Poggi, insieme a un gruppo di amici, all’interno di quella che sembra un’aula scolastica in orario serale. Le immagini ritraggono i giovani mentre, in uno stato di euforia, danneggiano una scrivania. Il file è stato trasferito sul desktop del PC di Chiara il 20 luglio 2007 alle 17:01.
Il dato cruciale, confermato dai periti informatici ingegner Roberto Porta e dottor Daniele Occhetti, interpellati in esclusiva, riguarda l’accesso al file. I metadati forensi dimostrano che qualcuno ha aperto quel video il 14 agosto 2007 alle 16:28, il giorno dopo l’omicidio di Chiara Poggi, mentre la villetta di via Berlinguer era formalmente sotto sequestro. Un fatto che comprometterebbe l’integrità delle prove.

“Quel video è uno dei primi che viene esaminato da chi accede a quel PC”, ha dichiarato l’ingegner Porta, confermando la data e l’ora dell’accesso. “I metadati indicati sono assolutamente coerenti… ci ha consentito di affermare nella consulenza che effettivamente erano state effettuate delle operazioni sul PC di Chiara non consone e con modalità non corrette rispetto all’analisi di un reperto”.
Questa scoperta si inserisce in un quadro già costellato di ombre. I periti hanno sottolineato come le analisi sul computer di Chiara fossero state condotte con un focus specifico sul confronto con il computer di Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima e inizialmente condannato prima di essere assolto in via definitiva. Molte attività, oggi potenzialmente rivelatrici, non furono approfondite.
Proprio sui contenuti dei computer, i periti smontano diverse narrazioni mediatiche. Riguardo al materiale pornografico rinvenuto sul PC di Stasi, spesso descritto in termini allarmistici, Porta e Occhetti precisano: i file effettivamente archiviati e fruibili erano circa 7.000, non 16.000. “Sono contenuti del tutto abituali, riscontrabili sulla maggior parte dei computer delle persone di quell’età”, ha spiegato Occhetti, escludendo categoricamente la presenza di materiale estremo o pedopornografico tra i file attivamente conservati.

Eventuali tracce di pedopornografia, spiegano, erano tutte relative a file cancellati, segno di una condotta di dismissione. “La cancellazione è la dimostrazione che lui non ha voluto mantenere questi contenuti”, ha affermato Porta, ricordando come la Cassazione abbia recepito queste conclusioni. Inoltre, non furono mai trovate ricerche attive di quel materiale, a differenza di quanto accade in casi di condotte consapevoli.
Un parallelismo significativo emerge dall’analisi del PC di Chiara. Anche lì, spiegano i periti, erano presenti ricerche e tracce di contenuti pornografici, con caratteristiche simili a quelle riscontrate altrove. “Se si valutano gli archivi ottenuti tramite carving, il risultato dei file recuperati da cancellazione, beh, allora anche sul PC di Chiara Poggi ci sono dei contenuti particolari”, ha osservato Porta, sottolineando l’importanza di una valutazione coerente e non strumentale.

I tecnici hanno poi chiarito la questione delle cartelle protette da password create da Chiara, contenenti materiale intimo. Tecnicamente, spiegano, qualcuno avrebbe potuto accedervi. Ma il punto cruciale è un altro: “Perché Chiara ha avuto la necessità di proteggere questi contenuti? Qualcosa deve essere successo dal punto di vista logico”, si è chiesto Occhetti, indicando un possibile cambiamento nella percezione della sicurezza da parte della giovane.
L’ingegner Porta ha infine rivendicato il rigore scientifico di una sua relazione del 2019, commissionata dalle Iene, sulla tempistica relativa alla bicicletta nera avvistata vicino alla casa dei Poggi. Quel rapporto, secondo cui alle 9:28 la bicicletta era ancora davanti a casa Poggi, rendendo impossibile per Stasi essere l’uomo visto altrove pochi minuti dopo, fu prodotto in revisione ma, a suo dire, “nessuno ha fatto una valutazione se quello che c’era scritto tecnicamente era vero o non era vero”.
Queste rivelazioni dipingono il quadro di un’indagine in cui l’analisi forense potrebbe non essere stata condotta in maniera neutrale e completa, con prove materiali vulnerate e narrative costruite su interpretazioni selettive dei dati. La conferma dell’accesso non autorizzato al computer il giorno dopo il delitto rappresenta ora un fatto incontrovertibile che la Procura di Pavia, nuovamente impegnata nelle indagini, non potrà ignorare. La verità per Chiara Poggi passa anche dalla correttezza con cui furono custodite e analizzate le sue stesse cose.