Garlasco, il caso Chiara Poggi riapre: nuove indagini su Andrea Sempio, ex PM indagato per corruzione
Quasi vent’anni dopo il terribile omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco è esploso nuovamente con sviluppi che scuotono le fondamenta della verità giudiziaria finora accertata. Mentre Alberto Stasi, il fidanzato, sconta l’ergastolo dopo una condanna definitiva, una nuova traccia dattiloscopica e accuse di corruzione riportano l’attenzione su un altro uomo: Andrea Sempio, storico amico del fratello della vittima.
La Procura di Pavia ha aperto un nuovo fascicolo a suo carico, basandosi su un’impronta palmare rinvenuta sulla scena del crimine e finora considerata illeggibile. L'”impronta 33″, trovata sulla parete del vano scale a pochi passi dal corpo di Chiara, è stata finalmente analizzata con tecnologie avanzate. I risultati indicherebbero una corrispondenza con il palmo di Andrea Sempio per 15 minuzie dattiloscopiche, dettagli unici che identificano l’autore.
Parallelamente, la Procura di Brescia conduce un’inchiesta sull’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi è che abbia accettato denaro per archiviare, nel 2017, la prima indagine che la difesa di Stasi aveva promosso contro Sempio. Un appunto trovato in casa Sempio recita “VENDITTI GIP ARCHIVIA X 20.30. € euro”.

A questi elementi si aggiunge una nuova perizia genetica disposta dalla magistratura. L’analisi conferma che il DNA maschile trovato sotto le unghie di Chiara Poggi è compatibile con l’aplotipo Y della linea maschile della famiglia Sempio. Questo non prova il contatto diretto con Andrea, ma stabilisce un legame biologico con il suo lignaggio familiare.
La scena del delitto, quella mattina del 13 agosto 2007, era stata raccapricciante. Chiara, 26 anni, fu trovata senza vita in cantina, colpita alla testa e trascinata. L’assenza di segni di scasso suggerì da subito che conoscesse il suo aggressore. Le indagini si concentrarono sul fidanzato, Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015 dopo un processo basato su un mosaico di indizi.

Tra questi, la finestra temporale di 23 minuti tra la disattivazione dell’allarme di casa Poggi e l’accensione del pc di Stasi, le impronte insanguinate sul pigiama della vittima e le incongruenze sul suo racconto di come attraversò la casa piena di sangue senza contaminarsi. La Cassazione ritenne logicamente insostenibile l’accumulo di coincidenze.
Ora, però, il quadro è sotto assedio. Le telefonate che Sempio fece a casa Poggi pochi giorni prima del delitto, nonostante la famiglia fosse in vacanza, e la sua mancanza di un alibi solido per quella mattina vengono riesaminate. La difesa di Stasi ha sempre sostenuto la pista dell’amico di famiglia.

Andrea Sempio, attraverso i suoi legali, respinge ogni accusa. La sua difesa contesta il numero di minuzie dell’impronta palmare e sottolinea che frequentava regolarmente quella casa, il che potrebbe spiegare tracce biologiche. Il padre, Giuseppe Sempio, è anch’egli indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta su Venditti.
Il caso è in una fase delicatissima e potenzialmente storica. Le indagini sono ancora in corso e non hanno prodotto atti conclusivi. La tenuta probatoria delle nuove evidenze – l’impronta, il DNA e gli elementi sulla presunta corruzione – dovrà essere vagliata in sede giudiziaria.
Intanto, a Garlasco, una ferita che sembrava sigillata dalla giustizia si è riaperta. La famiglia Poggi, che ha sempre creduto nella colpevolezza di Stasi, si trova a dover affrontare un nuovo, doloroso capitolo di una storia interminabile. La ricerca della verità sull’omicidio di Chiara entra in una fase inedita, dove tecnologia e sospetti di depistaggio riscrivono un cold case che non smette di interrogare la giustizia.